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Vivere per DioUna specie di blog... May 10 Il nome dell'angelo Un bimbo che stava per nascere si rivolse al Signore: «Mi dicono che domani mi farai scendere sulla terra. Come potrò vivere così piccolo e indifeso?». «Fra tanti angeli ne ho scelto uno per te. Lui ti proteggerà. – rispose Dio. E continuò: Il tuo angelo canterà per te parole dolci e tenere, con infinita pazienza e tenerezza ti insegnerà a parlare». Ma il bambino chiese con apprensione: «Come potrò parlare ancora con te?». «Il tuo angelo unirà le tue manine e ti insegnerà a pregare». Rispose Dio con dolcezza infinita. «Ho sentito dire che la terra è abitata da uomini cattivi… Chi mi difenderà?». Chiese il bimbo preoccupato. Dio, guardandolo con tenerezza gli rispose: «Il tuo angelo ti difenderà a costo della propria vita». «Ma il mio cuore sarà sempre triste, Signore, perché non ti vedrò più!». Disse il bimbo con molta tristezza… «Il tuo angelo ti parlerà di me e ti indicherà il cammino per ritornare alla mia presenza; sappi, però, che io sarò ogni istante accanto a te!». In quel momento si diffusero delle voci e dei rumori ed il bambino angosciato gridò a gran voce: «Signore, sto scendendo verso la terra! Dimmi ancora una cosa: qual è il nome del mio angelo?!?». E Dio sorridendo rispose: «Il nome non importa, tu lo chiamerai…mamma!». Un augurio a tutte le mamme... alla mia, alla tua... a tutte tutte tutte!!!! :) ![]() March 14 LA PREGHIERA DEL CONTADINOUn contadino, durante un giorno di mercato, si fermò a mangiare in un affollato ristorante dove pranzava di solito anche il fior fiore della città.
Il
contadino trovò un posto in un tavolo a cui sedevano già altri
avventori e fece la sua ordinazione al cameriere. Quando l'ebbe
fatta, congiunse le mani e recitò una preghiera. I suoi vicini lo
osservarono con curiosità piena di ironia, un giovane gli chiese: "A
casa vostra fate sempre così? Pregate
veramente tutti?"
O la
preghiera trasforma la vita |
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Un professore ateo sfidò i
suoi alunni con questa domanda:
- “Dio ha fatto tutto ciò che esiste?”
Uno studente rispose coraggiosamente: - “Si, l'ha fatto!”
- “Dio fece proprio tutto?”
- “Si, professore” - rispose il giovane.
Il professore replicò:
- “Se Dio ha fatto tutte le cose, allora Dio ha fatto il male, poiché il male
esiste, e tenendo conto che le nostre azioni sono un riflesso di noi stessi,
allora Dio è male.”
Lo studente si azzittì di fronte a tale risposta e il professore, felice, si
vanagloriava di aver provato una volta in più che la Fede era un mito.
Un altro studente alzò la sua mano e disse:
- “Posso farle una domanda, professore?”
- “Senza dubbio” gli rispose il professore.
Il giovane si alzò in piedi e domandò:
- “Professore, il freddo esiste?”
- “Ma che domanda è questa? Chiaro che esiste, lei per caso ha mai sentito
freddo?”
Il ragazzo rispose:
- “In verità, professore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della Fisica,
ciò che consideriamo freddo, nella realtà è assenza di calore. Tutto il corpo o
l'oggetto può essere studiato quando ha o trasmette energia, ma è il calore e
non il freddo che fa in modo che tale corpo ha o trasmetta energia. Lo zero
assoluto è l'assenza totale e assoluta del calore, tutti i corpi rimangono inerti,
incapaci di reagire, ma il freddo non esiste. Abbiamo creato questo termine per
descrivere come ci sentiamo quando ci manca il calore.”
- “E l'oscurità, esiste?” - Continuò lo studente.
Il professore rispose:
- “Ma è chiaro che si.”
Lo studente rispose:
- “Di nuovo signore si inganna, l'oscurità nemmeno esiste. L'oscurità è in
realtà l'assenza di luce. Possiamo studiare la luce, ma l'oscurità no, il
prisma di Newton decompone la luce bianca nei vari colori di cui si compone,
con le sue differenti varietà d'onda. L'oscurità no, un semplice raggio di luce
strappa l'oscurità e illumina la superficie che la luce tocca. Come si fa per
determinare quanto buio è presente in un determinato spazio? Solamente con una
base di quantità di luce in questo spazio, non è così? L'oscurità è un termine
che l'uomo ha creato per descrivere ciò che succede quando non c'è presenza di
luce.”
Finalmente, il giovane studente domandò al professore:
- “Dica, professore, il male esiste?”
Lui rispose:
- “Chiaro che esiste. Come ho detto all'inizio della lezione, vediamo ladri,
criminalità e violenza tutti i giorni in tutte le parti del mondo, queste cose
sono il male.”
Allora lo studente rispose:
- “Il male non esiste, professore, o almeno non esiste di per se. Il male è
semplicemente l'assenza di Dio. E', come nei casi precedenti, un termine che
l'uomo ha creato per descrivere questa assenza di Dio. Dio non ha creato il
male. Non è come la Fede o l'Amore, che esistono come esiste la Luce e il
Calore. Il male è il risultato del fatto che l'umanità non ha Dio presente nei
suoi cuori. E' come il freddo che sorge quando non c'è calore, o l'oscurità
quando non c'è la luce.”
| Pubblichiamo la bellissima testimonianza di una Sorella del Monastero "San Benedetto" di Modica (RG)... leggete e meditate. Un vivo grazie alla Priora Madre Gabriella e a Suor M. Metilde per avercene permesso la pubblicazione! |
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Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria, per la tua fedeltà, per la tua grazia.
Ho voluto iniziare a scrivere la mia testimonianza avendo davanti queste parole del Salmo 113 perché desidero dare gloria a Dio senza aggiungere o togliere nulla alle meraviglie che Egli ha compiuto nella mia vita. E
visto che non è facile riassumere in poche parole la storia della mia
vocazione, o per meglio dire, della mia vita, invoco l’aiuto dello Spirito
Santo e lascio libera la mia mano di scrivere ciò che la mente e il cuore mi
suggeriscono momento per momento, sape Confido comunque nella Sua misericordia e sono certa che Egli infonderà il Suo amore e la Sua grazia nel cuore di chi legge o ascolta. Sono arrivata nel monastero di Modica dopo un lungo e provato cammino. Mai avrei immaginato che un giorno sarei diventata monaca, anzi… quando anni fa una persona mi domandò se avevo intenzione di farmi suora, fu per me una grande offesa; perché consideravo le suore come donne che non erano state capaci di realizzarsi nella vita e perciò per ripiego avevano scelto tale strada, rimanendo frustrate e senza coraggio. Insomma non mi piacevano! Le claustrali poi erano la vergogna di questa “specie” ! Perchè vivevano lontano da tutti e da tutto, chiuse al buio a dormire, pregare e pensare solo a se stesse senza tirarsi su le maniche e andare lì dove c’era realmente bisogno! Pensavo: - A che serve solo la preghiera? Gesù non andava forse ad evangelizzare tra la gente e soprattutto tra i poveri? Quindi che senso ha la clausura? - Nell’ardore “tuttofare” dei miei venti anni non concepivo questa chiusura e la giudicavo inutile. E nel mio frettoloso, superficiale giudizio mai mi ero soffermata a riflettere che lo stesso Gesù prima di affrontare qualsiasi cosa si ritirava in solitudine con il Padre per ricevere da Lui la forza di andare oltre la sua umanità. Né avevo mai considerato che come l’albero senza le radici (nascoste ed apparentemente inutili) non può vivere; così la Chiesa senza l’incessante preghiera dei monasteri non può esistere. Credevo nell’ideologia marxista e nel comunismo e per alcuni anni mi sono illusa di essere nella verità. Poi la storia mi ha dimostrato il contrario! Non capivo più chi ero, dove stavo andando e cosa realmente cercavo. Volevo la verità, il senso della mia vita! Fu proprio in questo tempo che Dio entrò piano piano, quasi in punta di piedi, nella mia vita. No. Non è esatto! Ricomincio l’ultimo pensiero dicendo che fu proprio in questo tempo che mi decisi di volgere lo sguardo a Dio ed aprirGli un piccolissimo spazio nel mio cuore. Inutile dire che Lui non aspettava altro! (…e da sempre!) Iniziai a leggere il Corano, a meditare Yoga, a conoscere i testimoni di Geova, gli Evangelisti protestanti, a frequentare i diversi gruppi ecclesiali presenti nella mia Parrocchia. Tutto volevo vedere, capire, conoscere. Non ho mai pensato però di abbandonare gli insegnamenti cattolici ricevuti sin da piccola in famiglia. Ricordo che in questa affannosa ricerca tutto mi sembrava buono e giusto. Ma… mi sentivo incapace di compiere ciò che mi veniva chiesto o proposto dalle varie “voci”. Il sentirmi dire: - Devi essere così, …Bisogna fare in questo modo, …ecc.- mi dava un senso di oppressione perché non riuscivo ad essere diversa da come ero. Né tantomeno volevo omologarmi agli altri senza capire e accettare coscientemente quello che facevo. Continuai così a cercare il senso della mia vita lasciandomi guidare dalle situazioni concrete che la vita quotidiana mi presentava. Nel “buio della mia realtà” mi guidava solo il desiderio dell’Amore vero e libero. E senza accorgermene la mia rigida razionalità diminuiva per equilibrarsi adeguatamente con gli incontrollabili sentimenti del mio cuore. Trovai quindi la libertà e la certezza di essere sulla via giusta solo quando il Signore, con i suoi fantasiosi tragitti, mi condusse alle catechesi del Cammino Neocatecumenale dove finalmente e per la prima volta mi sentii dire che Dio mi amava così come ero, col mio passato e il mio presente. Che meraviglia non dovevo far nulla ! …O meglio, dovevo fidarmi di Dio… e, quasi per sfida,… decisi di farlo perché volevo che la mia vita cambiasse. Ma cambiasse secondo la mia mentalità materialista. Ambivo infatti ad un buon lavoro, ad un felice matrimonio,ad una buona posizione sociale. Ma con infinita pazienza, tenerissima severità, costante fermezza, Dio ha “dirottato” queste mie grandi ambizioni e mi ha diretto verso ideali molto, molto più elevati. Con l’ascolto assiduo della Parola, la partecipazione all’Eucarestia e la condivisione esperenziale con i fratelli e le sorelle di comunità, capii che solo Dio è Via, Verità e Vita. Nel 1997, senza borsa né bisaccia, cioè senza sapere nulla di ciò che mi aspettava, partì in missione per Monaco di Baviera dove per un anno mi accolse una famiglia italiana itinerante del Cammino Neocatecumenale. Lo stesso quando partii per Taiwan. Neanche sapevo dove si trovasse geograficamente. Solo dopo scoprii che era un’isola cinese! Che meraviglia, che grazia! Dio aveva esaudito il mio sogno: andare in Oriente, in Cina! Ma a distanza di un anno, nonostante mi piacesse molto quello che facevo, non mi sentivo ancora completa, non ero arrivata al traguardo. Così d’accordo con i miei catechisti e il mio parroco, che nel frattempo seguivano il mio cammino di discernimento, decisi di fermarmi a casa e capire cosa volesse realmente il Signore. Non è stato facile rimettermi in gioco e riprendere la vita di prima; però volevo andare fino in fondo, volevo essere ciò che Dio aveva pensato per me fin dall’eternità. Era Lui l’Amore che da sempre cercavo e ora che l’avevo trovato non volevo più lasciarLo. Era esigente… ma UNICO! Confusa, ma decisa a non mollare andai per otto giorni in un monastero di Clarisse. Non che avessi qualche preferenza particolare per i francescani o per qualsiasi altro Ordine; anzi, per me erano tutti uguali. Andai solo per riflettere, per essere libera da ogni condizionamento e…sotto sotto…per la curiosità di vedere che mondo era la clausura.
Beh! Dovetti ancora abbassare la testa e ricredermi. Ammettere che tutti i
miei giudizi precedenti erano sbagliati. Sbagliatissimi!
Dovetti riconoscere a me stessa che quelle donne non erano chiuse nel buio dell’indifferenza ma nella luce dell’amore che emanavano dal loro sguardo vivo, dal loro sorriso sereno e rassicurante. Erano donne libere, non frustrate o in fuga. Erano talmente libere da rinunciare alla propria libertà! Che meraviglia!... In quei giorni mi sentii il mondo nelle mani. Ecco cos’era la clausura! Donarsi a Dio per il mondo intero, aiutare tutti e chiunque contemplando Cristo morto e risorto, avendo la certezza che a Lui nulla è impossibile. È Lui il Signore, il Padre, lo Sposo, l’Amico, il Fratello! Tornai quindi a casa edificata da quella esperienza e col desiderio di ripeterla. Dopo un po’ di tempo un’amica mi chiese se ero disponibile ad accompagnarla per alcuni giorni dalle Benedettine del SS. Sacramento in Sicilia. Entusiasta accettai vedendo in questo invito una chiamata di Dio. Come al solito partimmo ignare di tutto, sapendo solo il nome del paese e quello del monastero. Il viaggio non fu affatto facile e… stanche anche di mormorare…finalmente arrivammo! Il sorriso della monaca foresteraria e tutte le sue premure materne cancellarono tutto e noi entrammo nella pace. Io però internamente rimasi ancor più frastornata perché nel varcare la soglia del monastero, come un’adolescente al primo amore, ebbi un tuffo al cuore. “- Che succede?- ” pensai … ma finsi indifferenza. Ritornata a casa il mio pensiero continuamente andava al Monastero, ed in particolare al Tabernacolo. Credevo di non poter dimenticare quei giorni solo perché ero stata tranquilla, in silenzio e lontano dalla vita frenetica che conducevo fuori. Non certo perché la clausura fosse per me! Per togliermi il dubbio di una tale chiamata chiesi alla Priora se potevo ritornare in Monastero per un periodo più lungo. Lei accettò. Così tornai a Modica per convincermi che la clausura non fosse per me e che al massimo dopo un mese sarei scappata via. Sono passati quattro anni ed ancora, per grazia di Dio, sono qui! Convinta si… ma del contrario!! Ora non cambierei la mia vita per nulla e sono grata al Signore per tutto quello che mi ha concesso. Sono felice e mi sento libera come non mai. Ho tutto, il Tutto.
Pronunciando i voti di castità, povertà, obbedienza e stabilità sotto clausura non ho rinunciato a nulla; credo invece di aver guadagnato il mondo intero e di doverlo custodire e proteggere con tutte le mie forze perché appartiene al mio Sposo, al mio Dio. Con essa sono arrivata al traguardo della mia personale ricerca e all’inizio di una nuova vita. Nuova non perché ora indosso l’abito monastico ma perché inizio a servire Dio in una dimensione diversa. Per grazia di Dio il giorno del mio sposalizio, perché tale è la Professione, ho vissuto tutta la celebrazione in una grande pace e con la gioia di vedere che tutta l’assemblea glorificava il Signore per la bellezza e il dono della mia consacrazione e quella di sr. Josepha, mia sorella gemella nel cammino monastico. Ringrazio Dio di avermi anche concesso per tutta la durata della celebrazione e dei festeggiamenti un pieno autocontrollo. Infatti pur essendo presente e partecipe in corpo e anima, mi sentivo al di fuori di tutto il contesto. Vedevo la numerosissima assemblea, sentivo tutto l’amore fraterno che, in concreto, mi esprimeva l’amore di Dio, gioivo sinceramente con tutti i presenti; ma nel contempo mi sentivo sola con il Solo. Quando ho indossato il velo poi, è stato come se mi fossi “trasfigurata”. Ho avuto la sensazione di essere nella mia vera identità. Come se l’abito monastico mi appartenesse da sempre. Era nuovo ed antico allo stesso tempo! La sera quando in cella ero realmente sola con il Solo ho pensato che dall’otto settembre 2007 io non ero più io. Non solo perché portavo un nuovo nome (da Patrizia a sr Metilde) ma soprattutto perché portavo un abito che era segno evidente della presenza di Dio. Un abito col quale il Creatore si lascia condurre dall’interezza positiva e negativa della sua creatura. Un abito che indossa me e che ogni giorno mi sposa a Dio con la straordinarietà della vita ordinaria. Che bellezza! Che mistero insondabile! Non aggiungo altro. Come è impossibile far sentire il profumo di una rosa attraverso le parole di una poesia; così è per me impossibile far sentire il palpito del mio cuore quando penso di aver cantato a Dio il mio “Suscipe” . È straordinario e misterioso quello che Dio compie in un’anima quando questa si abbandona a Lui anche per un solo attimo e si lascia condurre dal Suo infinito amore. Concludo dicendo che provo una gioia indescrivibile quando ogni mattina mi avvio in Coro per la preghiera. Penso che Dio, nella Sua Misericordia, mi sta chiamando ad accompagnare il mondo intero nella nascita di un nuovo giorno per seguirlo poi fino a notte fonda nel silenzio dell’Adorazione Eucaristica. Ringrazio per la pazienza prestatami e per tutte le persone (tante) che il Signore ha posto sul mio cammino e grazie alle quali ho conosciuto concretamente il Suo Amore. Lode, onore e gloria a Dio nei secoli dei secoli. Amen
Sr. M. Metilde della volontà di Dio |
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I cristiani sostengono che Cristo è risorto,
ma bisognerebbe che avessero di più l'aspetto dei salvati
perché io possa credere nel loro salvatore.(Friedrich Nietzsche)
... purtroppo credo sia vero... ma ciò non toglie che CRISTO E' RISORTO e se Lui è con noi possiamo ancora sperare, col Suo aiuto, di diventare credibili!!!
Auguri a tutti, cari visitatori!
La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo. Coraggio, allora, tu
che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi
della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro
dell'abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno
dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello,
che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai
accumulato delusioni a non finire. Coraggio. La
tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione
provvisoria". Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona
residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua
sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il
Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C'è una
frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della
morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece
buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia.
Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario
che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è
concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del
pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i
rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le
agonie dei figli dell'uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di
quell'orario, c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà
la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà
considerata abusiva anche da Dio. Coraggio, fratello che soffri.
Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio
cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori
verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel
negozio di alimentari.
Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se
poteva avere una certa quantità di alimenti a credito.
Gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più
lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo. L'uomo sbuffò e le
intimò di togliersi dai piedi.
Dolorosamente la donna supplicò: «Per favore, signore! Le porterò il denaro più
in fretta che posso!»
Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei
poteva trovare un altro negozio nel quartiere.
Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese
di tentare almeno di accontentare la povera donna.
Il droghiere, con voce riluttante, chiese alla donna: «Ha la lista della
spesa?»
Con un filo di speranza nella voce la donna rispose: «Sì, signore».
«Bene!» disse l'uomo. «Metta la sua lista sulla bilancia. Le darò tanta merce
quanto pesa la sua lista».
La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di
carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con
cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa.
Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando
videro il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato.
Il droghiere, fissando la bilancia, brontolò: «È incredibile!».
Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti
sull'altro piatto della bilancia. Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la
bilancia non si muoveva. Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto
sempre più marcata. Alla fine, afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido
e confuso.
Non era una lista della spesa.
Era una preghiera: "Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui
ho bisogno: metto tutto nelle tue mani"
Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio
imbarazzato.
La donna ringraziò e lasciò il negozio.
Solo Dio conosce il "peso" della tua preghiera...
Una regola d'oro:
passeremo nel mondo una sola volta. Tutto il bene, dunque, che possiamo fare
o la gentilezza che possiamo manifestare a qualunque essere umano, facciamoli
subito.
Non rimandiamolo a più tardi, né trascuriamolo, poiché
non passeremo nel mondo due volte.
da: "Quaranta storie del deserto" di Bruno Ferrero ed. Elle di Ci
Il giorno più bello? Oggi
L’ostacolo più grande? La paura
La cosa più facile? Sbagliarsi
L’errore più grande? Rinunciare
La radice di tutti i mali? L’egoismo
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento
Il mistero più grande? La morte
L’accoglienza migliore? Il sorriso
La cosa più bella del mondo? L’amore
La felicità più grande? Essere utile agli altri
(Madre Teresa di Calcutta)
Con l’augurio di non smettere mai di ricercare
“la felicità più
grande”
Auguriamo un Santo Natale a tutti i nostri visitatori! ![]()
I ragazzi dell’oratorio di Santa Maria avevano preparato una recita sul mistero del Natale. Avevano scritto le battute degli angeli, dei pastori, di Maria e di Giuseppe. C’era persino una particina per il bue e l’asino. Avevano distribuito le parti. Tutti volevano fare Giuseppe e Maria. Nessuno voleva fare la parte dell’asino. Avevano così deciso di travestire da asino il cane di Lucia. Era abbastanza grosso e pacifico: con le orecchie posticce faceva un asinello passabile. Purché non si fosse messo ad abbaiare in piena scena!…
Ma quando Suor Anna vide le prove dello spettacolo sbotto: “Avete dimenticato i Re Magi!”.
Enzo, il regista, si mise le mani nei capelli. Mancava solo un giorno alla rappresentazione, dove trovare tre Re Magi così sui due piedi?
Fu Don Giovanni, il vice parroco, a trovare la soluzione.
“Cerchiamo tre persone della parrocchia – disse - . Spieghiamo loro che devono fare i Re Magi moderni, vengano con i loro abiti di tutti i giorni e portino un dono a Gesù Bambino. Un dono a loro scelta. Tutto quello che devono fare è spiegare con franchezza il motivo che li ha spinti a scegliere proprio quel particolare dono”.
La squadra dei ragazzi si mise in moto. Nel giro di due ore, erano stati trovati i tre Re Magi sostituti.
La sera di Natale, il teatrino parrocchiale era affollato. I ragazzi ce la misero tutta e lo spettacolo filò via liscio e applaudito.
Il cane-asino si addormentò
e la barba di san Giuseppe non si staccò.
Senza che nessuno lo potesse
prevedere però, l’entrata in scena dei tre Re Magi divenne il momento
più commovente della serata.
Il primo Re era un uomo di cinquant’anni, padre di cinque figli, impiegato del municipio. Portava in mano una stampella, la posò accanto alla culla del Bambino Gesù e disse: “Tre anni fa ho avuto un brutto incidente d’auto. Uno scontro frontale. Fui ricoverato all’ospedale con parecchie fratture. I medici erano pessimisti sul mio recupero nessuno azzardava un pronostico. Da quel momento incominciai ad essere felice e riconoscente per ogni più piccolo progresso: poter muovere la testa o un dito, alzarmi seduto da solo e così via. Quei mesi in ospedale mi cambiarono. Sono diventato un umile scopritore di quanto sia bello ciò che possiedo. Sono riconoscente e felice per le cose piccole e quotidiane di cui prima non mi accorgevo. Porto questa stampella a Gesù Bambino in segno di riconoscenza”.
Il secondo Re era una Regina,
madre di due figli. Portava un catechismo.
Lo posò accanto alla culla
del Bambino e disse: “Finchè i miei bambini erano piccoli e avevano
bisogno di me, mi sentivo realizzata. Poi i ragazzi sono cresciuti e
ho incominciato a sentirmi inutile. Ma ho capito che era inutile commiserarmi.
Chiesi al parroco di fare catechismo ai bambini. Così ritrovai un senso
a tutta la mia vita. Mi sento come un apostolo, un profeta: aprire ai
nostri bambini le frontiere dello spirito è un’attività che mi appassiona.
Sento di nuovo di essere importante”.
Il terzo Re era un giovane.
Portava un foglio bianco.
Lo pose accanto alla culla del Bambino e disse:
“Mi chiedevo se era il caso di accettare questa parte. Non sapevo
proprio cosa dire, né cosa portare. Le mie mani sono vuote. Il mio
cuore è colmo di desideri di felicità e di significato per la mia
vita. Dentro di me si ammucchiano inquietudini, domande, attese, errori,
dubbi… non ho niente da presentare. Il mio futuro mi sembra così
vago…
Ti offro questo foglio bianco,
Bambino Gesù. Io so che sei venuto per portarci speranze nuove. Vedi,
io sono interiormente vuoto, ma il mio cuore è aperto e pronto ad accogliere
le parole che vuoi scrivere sul foglio bianco della mia vita. Ora che
ci sei tu, tutto cambierà!”
… e tu… cosa porteresti
a Gesù Bambino?
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